I DIFFAMATORI

Certo ormai non se ne può più di tutta questa gente che diffama l’Italia. Saviano esporta la camorra scrivendo “Gomorra” e permettendosi di farlo tradurre in ben 52 Paesi del mondo, la Rai si è concessa il lusso di diffondere la serie televisiva “La Piovra” in 80 Nazioni, Nicola Gratteri pubblica un libro chiamato “La Malapianta” dove narra le “gesta” della ‘Ndrangheta in Italia e all’estero, Elio Germano, premiato come miglior attore a Cannes, dice davanti alle telecamere in mondovisione:”Dedico questo premio agli italiani che fanno di tutto per rendere il Paese migliore nonostante la loro classe dirigente”, Sabina Guzzanti, sempre a Cannes, porta “Draquila”, film sulle furbate mai raccontate a proposito del terremoto dell’Aquila, facendo fare una figuraccia al Belpaese e al Governo, e infine ci si mette anche Ennio Morricone affermando: “Il nostro Paese non ama la musica” alla presentazione della nuova opera Jerusalem. Ma come si fa a dire che il nostro Paese non ama la musica, dopo il decreto taglia-fondi per gli enti lirici? Come si fa a dire che il nostro Paese non ama la mafia dopo il ddl sulle intercettazioni? Perchè continuare a sputtanarci all’estero? Bè, a questo punto c’è da chiedersi chi, davvero ci diffama? Cosa veramente ci fa vergognare del Paese in cui viviamo? Saviano che racconta i problemi dell’Italia o il Tg1 che fa di tutto per nasconderli? Il primo modo per combattere la mafia è parlare di mafia, fare in modo che i magistrati non restino da soli a combattere nel silenzio e nell’omertà dei cittadini. Falcone gridava a Borsellino pochi giorni prima del Maxiprocesso: “Paolo non siamo soli! La gente è con noi!” e questo dimostra che i magistrati hanno bisogno non solo delle intercettazioni, ma anche del contatto con la gente, dell’aiuto dell’opinione pubblica e della cittadinanza attiva. Tutto questo però è frutto di un’evoluzione culturale possibile solo grazie alla documentazione e alla diffusione delle atrocità che la criminalità organizzata commette e costa in termini di corruzione e di sangue. La diffusione della parola combatte la mafia più della magistratura perchè rompe il muro del silenzio che porta il singolo negoziante a pagare il pizzo, il singolo cittadino a girarsi dall’altra parte, a non denunciare i mafiosi e gli estorsori. Ecco, questa gente diffama l’Italia, non i Dell’Utri in Parlamento, i Mastella in Europa, i “cucù” alla Merkel, i “Mr. Obamaaaaaaaaa” a Buckingham Palace, il Processo Mills, il Lodo Alfano, i “Kapò” all’Europarlamento no, questo non ci diffama, questo “è un modo simpatico per rompere il ghiaccio” come spesso sento dire. Ci dovremmo vergognare forse del fatto che siamo l’unico Paese con 4 mafie e che giustamente, per “facilitare le indagini”, depotenziamo il sistema delle intercettazioni. Noi italiani dovremmo riscoprire il genuino sapore dell’”indignazione” che aiuta a scuotere le coscienze in una Democrazia. Quando di solito un padre aiuta il proprio figlio a fare i compiti, nota magari che il bambino riesce a fare bene determinati esercizi mentre altri invece no; un buon padre, invece di far insistere il proprio figlio sugli esercizi che già sa fare, lo sprona ad esercitarsi su quelli che non gli riescono in modo tale che possa fare bene tutti i compiti, e per questo lo incita, lo aiuta, lo critica. Ecco, quelle persone che “diffamano” e che criticano l’Italia non portano mai all’estero le cose buone e belle che già abbiamo ma criticano e fanno notare le cose che vanno male affinchè si possano migliorare, spronando l’Italia e gli italiani a rendere migliore “tutto” il Paese in cui vivono.

I DIFFAMATORIultima modifica: 2010-05-24T17:12:00+02:00da revpoet
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in politica e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento