L’EDITORE LIBERALE

Carlo Rossella durante la puntata di “Otto e mezzo” in onda su La7, ospite insieme a Sabina Guzzanti del programma della Gruber, mentre commentava il film “Draquila” ha elogiato il suo editore, Mr. B., definendolo un vero “editore liberale” visto che in passato la “Medusa”, di proprietà di Mr. B. ha prodotto un film della Guzzanti dal titolo “Bimba: è’ clonata una stella” nonostante la linea politico-ideologica della Guzzanti non fosse molto coerente con quella del proprietario della Medusa. Ora però sorge un piccolissimo dubbio: si tratta di generosità liberale o di conflitto di interessi? Perchè di esempi come quello della Guzzanti se ne potrebbero fare migliaia, alcuni veramente eclatanti: Marco Travaglio ad esempio, ha pubblicato per la Mondadori, di proprietà di Mr. B., ben due libri: “Palle Mondiali” e “Stupidario del calcio e altri sport” e inoltre ha lavorato per B. al “Giornale” di Indo Montanelli poco prima che Montanelli fosse costretto ad andarsene insieme a Travaglio appunto. Oppure Michele Santoro, che nel 1996 lavorava per Mediaset come direttore di testata del programma “Moby Dick”, su Italia1. E ancora “Le Iene” sempre su Italia1, “Striscia la Notizia”, e Roberto Saviano, che ha pubblicato il suo best-seller “Gomorra” con la Mondadori così come con la Mondadori ha pubblicato anche “il rosso” Giobbe Covatta assieme all’icona Ernesto Che Guevara, di cui la Mondadori ha firmato “La Guerra rivoluzionaria a Cuba”, “Giustizia Globale”, “La storia sta per cominciare”, “Guerra per bande” e “Diario del Che in Bolivia” (addirittura Mr. B. che produce il Chè!), ma allora è davvero un liberale! Per non parlare dell’”Einaudi”, sempre di proprietà di Mr. B., con cui hanno pubblicato ancora Saviano (“La parola contro la camorra”) e Ignazio Marino, senatore del PD (“Nelle tue mani”). Fermiamoci qui perchè la lista sarebbe davvero lunga. Alcuni tra i “Paladini della Giustizia” e dell’antiberlusconismo più sfrenato quindi, almeno una volta nella loro vita, hanno trovato riparo sotto le accomodanti braccia di grande madre “Fininvest” ma la verità come sempre è un’altra. La verità è che a B. non importa se quelli che produce parlino bene o male di lui se gli fanno guadagnare milioni di euro ogni giorno (vedi “Gomorra”) o se gli fanno fare ogni sera ascolti record in Tv (vedi “Le Iene”), perchè per ogni libro che parla male di lui e che vende, ce ne sono altri 10.000.000 che ne parlano bene o che non ne parlano affatto e che vendono uguale. E con i film è la stessa identica cosa.

E poi parliamoci chiaro: in Italia è davvero difficile non lavorare per Berlusconi, e specialmente per i giornalisti televisivi non è che le possibilità di scelta nel ’96 fossero molto ampie: o lavoravi per la Rai o lavoravi per Mediaset, sennò non lavoravi e francamente non so cosa sia meglio fra il campare e il morire di fame. Non ricordo neppure quando è stata l’ultima volta che “Le Iene”, “Striscia” o un qualsiasi altro programma Mediaset hanno dedicato una puntata ai processi di B. Non esiste, tra l’altro, un “Annozero” di Mediaset, forse solo se ci fosse un alter-ego simile potremmo definire B. un liberale ma “Le Iene” e “Striscia” sono troppo poco anche se sono programmi diversi dal decadente palinsesto televisivo odierno. Oggi con l’aiuto del web, di Sky e di La7 qualcosa nel duopolio televisivo Rai-Mediaset sta cominciando a scricchiolare, come ad esempio è successo con “Raiperunanotte” ma in realtà, sembra proprio che la profezia del New York Times sia destinata ad avverarsi: “gli Italiani si dividono in due grandi gruppi: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lo faranno”. Insomma, il conflitto d’interessi più unico, grande ed evidente del mondo ha finito con l’essere inteso come un esempio di sensibilità liberale ma se posso concludere dicendo la mia: è più difficile e dignitoso contestare e criticare duramente stando dentro a ciò che si critica.

L’EDITORE LIBERALEultima modifica: 2010-05-22T19:30:00+02:00da revpoet
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