LO SPECCHIO DELL’ITALIA

Quante volte abbiamo sentito dire, alla radio, sui giornali, in tv: “Gli italiani continuano a votare Berlusconi perchè sono esattamente come lui, o almeno vorrebbero diventare come lui, in lui si riconoscono, si rispecchiano”. Ma è davvero così? Noi italiani siamo così o vorremmo essere così? Personalmente non lo credo. Non credo soprattutto che gli italiani siano un branco di ignoranti come spesso si tende a definirli, il popolo dello stivale viene spesso descritto come una “massa amorfa”, che si conforma al potente di turno. Certo è però, che tutto questo è strano: in quale altro Paese un Primo Ministro sarebbe ancora lì dopo tutti gli scandali di cui è stato protagonista Berlusconi. In giro sento dire: “è invincibile!”, “è indistruttibile”, “è immortale”, “non lo abbatterete mai”, “il gossip non premia”. Le solite balle: per scandali del genere, tipo quest’ultimo del bunga-bunga, per far sì che qualcosa si possa smuovere c’è bisogno di una presa di coscienza dell’opinione pubblica oppure di un gesto esemplare da parte del diretto interessato (ad esempio le dimissioni, cosa che in un Paese normale sarebbero state sicuramente già eseguite), ma poichè non siamo un Paese normale, l’opinione pubblica dorme sonni tranquilli e quindi il Premier non percepisce e forse mai percepirà, quel minimo di salubre vergogna che fa tanto bene a chi produce figuracce in maniera così frequente. Quindi non è lui ad essere invincibile o indistruttibile ma siamo noi che non siamo abbastanza sicuri e decisi nell’esprimere la nostra “indignazione”, una parola che ormai è andata perduta, spazzata via dalla neolingua berlusconiana. Tutto questo complesso di immagini e riflessi però sembra rientrare in una sorta di “Teoria del tifo politico” la quale rende l’elettore un tifoso, un affiliato ad una casata o ad una squadra ben precisa che rispetto alle altre squadre ha di diverso solo il colore delle magliette. Dimentichiamoci quindi il prototipo del cittadino consapevole e arbitro delle proprie scelte politiche in grado di valutare criticamente l’operato delle varie “squadre”. La politica è come il calcio quindi? Bè, oggi sembrerebbe di sì. Slogan, striscioni, cori da stadio, appartenenze di fede, quasi come se una partito fosse una gabbia in cui rinchiudersi dai 18 ai 120 anni di età. La cosa peggiore però è che mentre questa “fede” politico/calcistica prima era dettata comunque da un “riflesso” ideologico, oggi sembra essere essere dovuta solo ed esclusivamente a degli interessi privati, quelli che riguardano il singolo cittadino o il singolo elettore e nasce da qui poi l’espressione “Parlare alla pancia degli elettori”, frase mai più idonea per descrivere questa fase sociale. In questo modo però gli errori e le farse della politica vengono coperti, offuscati dal tifo, dall’appartenenza di fede (o di pancia) e il tanto agognato “senso critico” va a farsi benedire. La capacità di valutare, di criticare e di pensare dell’elettore è l’unica chiave di volta del sistema democratico perchè permette alla politica un costante ricambio in positivo che negli ultimi anni è materialmente venuto a mancare. Sembriamo un popolo di tifosi innamorati ciascuno di uno specchio diverso e non ci accorgiamo che in politica quello specchio dovrebbe riflettere non la nostra immagine esteriore ma la nostra idea di Stato. Nonostante tutto però, penso ancora che gli italiani non siano esseri antropologicamente deficienti ma persone comunque dotate di intelligenza e di “senso critico”. Forse sono un illuso…O forse no.

“Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre” (Winston Churchill)

LO SPECCHIO DELL’ITALIAultima modifica: 2010-11-15T16:35:00+00:00da revpoet
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