SEVERGNINI E L’ITALIA CHE FU

Sfogliando il Corriere della Sera mi ritrovo davanti ad un articolo di Beppe Severgnini dal titolo: “L’Italia, un luogo comune, nei (nuovi) film americani”. Severgnini si meraviglia del trattamento estero riservato a noi italiani, rappresentati immersi nei nostri luoghi comuni più squallidi nei film d’oltreoceano più recenti. La domanda sorge spontanea: ma perchè dovrebbero rappresentarci diversamente? Cosa stiamo dando di diverso al resto del mondo? Severgnini si appella ancora ai successi cinematografici di “Vacanze Romane” con Audrey Hepburn e Gregory Peck in giro per Roma in Vespa senza casco, ma sembra quasi un po’ come quando noi del Sud ci attacchiamo alla Magna Grecia per cercare di tenere il confronto con i settentrionali. A quanto pare all’estero si sono resi perfettamente conto di come noi italiani siamo diventati, il problema è che forse siamo proprio noi abitanti dello stivale a non essercene ancora accorti e ci meravigliamo quando poi ci capita di vedere film come “Somewhere” e “Mangia, prega, ama” dove ci ritraggono come un popolo casereccio e coatto, alle prese con alberghi di lusso, telegatti e parolacce urlate per strada. E’ un circolo vizioso molto difficile da sopportare: si pretende di fare bella figura nel cinema ma guarda caso si tagliano proprio i fondi per il cinema, si pretende di apparire più colti e preparati e di vincere premi Nobel ma basta farsi un giro nelle università italiane per capire che fine fanno i fondi per le università e i nostri validi ricercatori, costretti ad emigrare nelle università inglesi e americane. Si pretende senza dare e poi quando risulta evidente il dislivello ci si ricorda di Leonardo da Vinci, di Giulio Cesare, di Michelangelo, di Sergio Leone, di Cristoforo Colombo e del Mondiale del 2006. Abbiamo rimpiazzato la cultura con prostitute e telegatti e poi esigiamo che ci vengano leccati i piedi e tessute lodi in virtù di quello che hanno fatto i nostri antenati secoli or sono? Siamo un Paese che vive di rendita, di emozioni nostalgiche, di ricordi di momenti che non abbiamo mai vissuto ma che la Storia ci racconta come essere stati gloriosi. E allora ci gongoliamo pensando di essere ancora i numeri 1, di essere ancora una grande nazione, che si ricorda di essere tale solo davanti alla televisione mentre tifiamo, non per la Nazionale, ma per il calciatore che proviene dalla nostra città, o peggio, dal nostro quartiere. All’estero gli scandali succedono ma hanno l’eco mediatico che meritano e soprattutto coloro che sono coinvolti ne pagano le conseguenze (a volte anche per serie bazzeccole, vedi il caso “Jacqui Smith” in Inghilterra). In Italia invece (dove gli scandali che ci sono farebbero rizzare i capelli persino ad un cadavere) tutto sembra normale, perchè l’asticella dell’indignazione è molto molto bassa. In “30Rock” una bella ragazza in bikini esclama: “Sono un senatore italiano!”, e Severgnini si chiede “come mai”? Forse all’estero gli scandali sugli incontri tra prostitute e politici italiani non passano così inosservati? All’estero si vergognano per noi mentre in Italia quando succede qualcosa del genere, i berluscones ti rispondono:”Ma che cosa ce ne frega? Sono fatti loro, sono faccende private!”. Questo perchè il livello della nostra democrazia è talmente basso che un politico viene visto come un semplice lavoratore a contratto indeterminato, non come un dipendente al servizio dei cittadini che deve dare conto della sua condotta, anche privata. Certo è una questione di evoluzione culturale, forse dobbiamo ancora riprenderci dalla vittoria sui Galli per la quale, a quanto pare, stiamo ancora festeggiando, però poi facciamo pure la faccia stizzita se all’estero ci ricordano più per la D’Addario che per Dante Alighieri.

SEVERGNINI E L’ITALIA CHE FUultima modifica: 2010-09-29T10:01:00+00:00da revpoet
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in opinioni e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a SEVERGNINI E L’ITALIA CHE FU

Lascia un commento